ANNA MARIA ANGELUCCI

Anna Maria Angelucci, nata a Roma nel 1968, è un’artista visiva multimediale che nella sua ricerca eterogenea predilige la scultura e l’installazione. Dopo gli studi artistici – liceo artistico e Accademia delle Belle arti di Roma – viaggia in Spagna e in Germania e nel 1997, espone la sua prima mostra personale in una galleria di Bamberga.

Da sempre attratta da temi ontologici, sviluppa una sua peculiare ricerca sull’essere come esistenza umana in relazione agli altri viventi e alla realtà culturale e antropologica.
In Guatemala, con l’Istituto Italiano di cultura e la Fundacion Paiz, realizza la personale Progetto O, in cui recupera un antico testo Maya del popolo Vhu e articola opere di arte partecipata e sculture di grandi dimensioni con materiale organico del luogo, attivando contestualmente dei workshop attraverso il coinvolgimento di artisti locali.
Con il Consolato Italiano a Shangai, propone una mostra in luoghi non convenzionali per indagare la natura del DNA umano e evidenziare così una uguaglianza di fondo di tutti gli esseri, anche dal punto di vista biologico.
È ideatrice e artista del progetto urbano diffuso TorriFlumen a Torrita Tiberina, nel quale mette in pratica anche le sue istanze ecologiste. Partecipa inoltre a progetti di arte pubblica permanente, prediligendo la realizzazione di opere a pavimento, quindi attraversabili, e sviluppa grandi raffigurazioni del territorio di riferimento dove fonde la mappa terrestre a quella celeste.
Tra le altre mostre e esperienze artistiche più significative, ricordiamo:
– nel 2019 la personale “Inside the roots” a cura di Simonetta Santopaolo ContestaRockHaire di Roma e Shangai promosso dal Consolato Italiano in Cina;
– nel 2020 il progetto virtuale “Mi Casa” presso la Galleria Alvaro Alcazar Madrid – Spagna;
– nel 2021 Monumento pubblico dedicato alle vittime del Covid 19 a Torrita Tiberina

Facebook: https://www.facebook.com/nasce.ognigiorno
e-mail: annamariaangelucci@yahoo.com

LA PAROLA ALL’ARTISTA

Cosa ha ispirato la tua opera?

Ho pensato a Francesco e al suo andare in giro per le campagne e raggiungere Selci, quindi ho immaginato nella mappa del territorio di Selci il percorso che ha potuto fare, soffermandosi, facendo delle tappe, quindi ho evidenziato le tappe che lui presumibilmente abbia fatto. La mappa è una mappa terrestre quindi riprendo effettivamente la forma del territorio e unisco la mappa celeste. Ho chiesto ad un astronomo quale potesse essere una costellazione che ai tempi potesse vedere Francesco e mi ha detto che era Cassiopea, che è la prima costellazione che è stata decodificata. Per cui ho immaginato quest’uomo che separandosi dalla sua realtà familiare e borghese, girasse per quello che era il mondo in quel momento, quindi i paesaggi, i boschi, il rapporto con la natura e con gli animali e in questo rapporto nuovo come essere umano con la natura, alla fine scopriva se stesso; questo rapporto portava alla conoscenza di sé stesso e delle sue potenzialità legate alla conoscenza. Ho fatto una sorta di transfert, mi sono immaginata come fossi lui in questo percorso.

Come è stata realizzata l’opera?

L’opera è un lavoro pavimentale, una pittura pavimentale su un supporto in cemento autolivellante, la forma è ottagonale. Il lavoro di per sé pittorico è appunto pavimentale, nella misura in cui desidero che sia attraversabile, questo perché di volta in volta l’immagine possa cambiare, quindi la visione non è sempre uguale. La mia ricerca vuole un coinvolgimento massimo da parte del fruitore, quindi non è solo un lavoro visto frontalmente ma attraversato, diventa quasi un’opera performativa in questo senso. Tecnicamente è stato realizzato con colori acrilici per piastrelle da esterno quindi che hanno molta resistenza agli agenti atmosferici.

Com’ è stato lavorare a Selci?

Lavorare a Selci è stato come lavorare dentro un quadro rinascimentale, per cui c’è questa natura così lieta così accogliente e le persone sono estremamente accoglienti. Diciamo che la cosa interessante è che c’è un rapporto con questa invasione artistica tutto sommato sereno, la vivono come un naturale procedere delle cose, quasi come fosse un elemento naturale che cambia, come le stagioni che cambiano, quindi un albero da verde diventa rosso… questi colori, queste opere colorano il posto e vedo che c’è un atteggiamento positivo da parte delle persone. Ho sentito un approccio molto benevolo nei miei confronti nella realizzazione dell’opera, dopodiché questa architettura così magica di Selci, incastonato in questa vallata contornata da colline, è davvero bellissima, perciò il rapporto sia con le persone che con l’ambiente naturale è stato ottimo e anche rigenerante. Devo ringraziarvi perché appunto la mia opera è stato un piccolo contributo a aumentare questi colori, questa fantasia in questo luogo così incantato.

OPERA: LUMINESCENZE

La terra e il cielo di notte, le traiettorie, i percorsi di un uomo, Francesco, alla ricerca del senso dell’esistenza.

La sua realtà di essere umano in relazione alla natura e agli altri individui, sapere di essere al centro del cosmo, sentire di farne parte e di esserne un elemento costitutivo, come un albero, un animale, e il cielo stesso.

Luminescenze è la presa di coscienza di un uomo delle sue possibilità in relazione al tutto; la mappa terrestre fusa a quella celeste sono il planetario profondo della sua anima che mai si perdeva e sempre ricercava risposte. L’ opera di giorno mostra la mappa del territorio di Selci e il percorso che Francesco fece cercando “se stesso”, di notte si accende come il cielo si accendeva al suo passaggio e al nostro oggi, mostrando la costellazione di Cassiopea e le altre stelle.

L’ottagono declina il numero otto simbolo dell’infinito come gli “infiniti mondi”, come il sole e la luna nel firmamento di Francesco.